La moda sostenibile in Italia nel 2025 è entrata nel vivo della trasformazione, gli italiani mostrano una crescente attenzione verso l’origine, la durata e l’impatto ambientale dei capi acquistati, orientandosi sempre più verso abbigliamento sostenibile, articoli riciclati e second hand.
Interesse e comportamenti di acquisto green
Secondo i dati Ipsos 2024, il 74% dei consumatori italiani dichiara un forte interesse per la moda sostenibile, senza grandi differenze tra generazioni.
Il 68% degli intervistati preferisce abbigliamento sostenibile al momento dell’acquisto, mentre il 51% sceglie anche prodotti usati o vintage. Inoltre, oltre l’80% degli italiani si impegna a dare una “seconda vita” ai propri capi inutilizzati, confermando un nuovo approccio circolare al consumo.
Tra Gen Z e Millennials, la propensione verso l’economia circolare è ancora più marcata: quasi il 70% compra articoli second hand e il 71% è disposto a spendere di più per prodotti dichiaratamente sostenibili.
Trend e numeri del mercato della moda sostenibile in Italia
Tra i principali trend che stanno ridefinendo la moda sostenibile in Italia nel 2025 emergono sette direttrici chiave: l’aumento dell’interesse per la sostenibilità, la diffusione del second hand, la richiesta di trasparenza nella filiera, la riduzione dei consumi, l’uso di materiali riciclati, la digitalizzazione con il passaporto digitale di prodotto e l’evoluzione normativa europea.
Nel 2025 sono attive circa 100.000 imprese italiane del fashion e tessile con focus sulla sostenibilità, tra grandi marchi e PMI locali, ciò conferma la forte domanda di prodotti green e la competitività crescente del settore.
A livello europeo, l’industria dell’abbigliamento sostenibile continua a espandersi: nel 2024 il 32% dei consumatori ha effettuato almeno un acquisto sostenibile, contribuendo a un mercato globale stimato oltre 3,6 miliardi di euro. In Italia, i comparti a maggiore crescita sono quelli del second hand fashion, degli accessori eco-friendly e della produzione circolare che riutilizza fibre e materiali riciclati.
Anche la filiera produttiva italiana sta vivendo un’evoluzione significativa, con l’introduzione di nuovi modelli di business basati sul riuso dei materiali e sulla riduzione degli sprechi. Molte aziende stanno investendo in tecnologie che permettono di monitorare l’impatto ambientale di ogni fase produttiva, dalla coltivazione delle fibre alla distribuzione finale. Si tratta di un cambiamento strutturale che mira non solo a migliorare la reputazione dei brand, ma anche a ridurre concretamente l’impronta ecologica dell’intero sistema moda.
Cosa influenza le scelte dei consumatori italiani
Per l’82% degli italiani è fondamentale che i grandi brand riducano i consumi energetici e le emissioni inquinanti. La trasparenza della filiera è ormai un criterio primario nella scelta d’acquisto, insieme alla tracciabilità e all’origine certificata dei materiali.
In particolare:
- Il 25% dei giovani tra Gen Z e Millennials considera prioritaria la spedizione a basso impatto CO₂
- L’83% cerca di riutilizzare e valorizzare i capi già posseduti
- Il 66% dichiara l’intenzione di ridurre la quantità complessiva di acquisti
Questi comportamenti evidenziano come la moda sostenibile in Italia non sia più solo una tendenza, ma un cambiamento valoriale profondo.
A questa trasformazione contribuisce anche la richiesta crescente di informazioni verificabili sull’origine dei capi. I consumatori desiderano conoscere non solo dove e come è stato realizzato un prodotto, ma anche quali materiali sono stati utilizzati e se i processi rispettano criteri etici e ambientali. Questo bisogno di trasparenza spinge le aziende a dotarsi di strumenti di tracciabilità digitale e a comunicare in modo chiaro i propri impegni in tema di sostenibilità.
Luci e ombre della moda green italiana
L’interesse per la moda sostenibile nel 2025 è ormai mainstream: le scelte consapevoli superano le mode passeggere e si consolidano come nuovi standard di consumo ma cresce anche la preoccupazione per fenomeni di greenwashing, percepiti come un rischio concreto dal 64% dei giovani consumatori.
Il prezzo resta un fattore importante, ma la sostenibilità viene sempre più spesso considerata prioritaria rispetto al design o alla notorietà del brand motivo per cui le aziende italiane si trovano di fronte a una sfida strategica: coniugare estetica, etica e trasparenza per conquistare un pubblico più informato e attento.
Uno degli strumenti più efficaci per contrastare il greenwashing e garantire la credibilità delle dichiarazioni ambientali è rappresentato dal passaporto digitale di prodotto (Digital Product Passport, DPP). Si tratta di sistemi digitali che raccolgono e rendono accessibili tutte le informazioni relative alla storia di un capo — dai materiali impiegati ai processi di produzione, fino al suo ciclo di vita e alle possibilità di riciclo.
Tecnologia, tracciabilità e innovazione digitale
L’introduzione dei passaporti digitali nel settore moda, prevista anche dal regolamento europeo ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), cambierà radicalmente il modo in cui i brand comunicano con i consumatori. Ogni capo potrà essere accompagnato da un’identità digitale univoca, leggibile tramite QR code o tag NFC, che consentirà di verificare in tempo reale la provenienza e la sostenibilità del prodotto.
Questo approccio, oltre a rafforzare la fiducia del consumatore, apre la strada a un nuovo paradigma di trasparenza e responsabilità condivisa tra produttori, distributori e clienti. Le aziende italiane più innovative stanno già sperimentando soluzioni basate su blockchain e cloud per integrare i dati di tracciabilità, semplificando la gestione della filiera e garantendo la conformità alle normative europee.
La digitalizzazione della filiera, infatti, non riguarda solo la sostenibilità ambientale, ma anche la competitività economica: l’adozione di sistemi di tracciabilità avanzati permette di ottimizzare i processi, ridurre gli sprechi e migliorare la pianificazione produttiva. In un contesto globale sempre più regolamentato, il valore delle informazioni certificate diventa un asset strategico per i marchi del made in Italy.
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Sostenibilità come motore competitivo
Il 2025 segna un punto di svolta per il mercato della moda sostenibile in Italia. Crescono volumi, valore e consapevolezza, grazie all’impegno delle imprese e alla spinta dei consumatori verso produzioni a basso impatto, materiali riciclati e modelli di economia circolare.
La sostenibilità non è più solo un trend, ma un driver competitivo e culturale per il made in Italy del futuro, capace di coniugare innovazione, qualità e responsabilità ambientale.
In questo scenario, il digital product passport assume un ruolo chiave: rappresenta il punto di incontro tra sostenibilità e tecnologia, consentendo ai brand di dimostrare in modo concreto e verificabile il proprio impegno verso la trasparenza e la circolarità.
Le aziende che integrano soluzioni di tracciabilità digitale non solo rispondono alle richieste del mercato, ma anticipano le future direttive europee e rafforzano la propria reputazione nel lungo periodo.
